LA STAMPA SU "DYLANIATO"

CIAO 2001 (Giuseppe de Grassi)
Un incredibile lavoro filologico. Molto pudore e molto buon gusto.

RAI-RADIO UNO (Barbara Marchand)
Un capolavoro.

IL CORRIERE DELL'UMBRIA (Anonimo)
Delizioso, assolutamente delizioso.

L'ARENA DI VERONA (Giampaolo Rizzetto)
Tito Schipa Jr. sente Dylan come pochi e lo colloca nel posto che gli spetta di diritto. Un gusto delle assonanze, della fedeltà e della rima che abbiamo visto in pochi. Grazie all'umiltà e alla cultura di un musicista romano ti riappropri del "tuo" Dylan.

LA REPUBBLICA (Laura Putti)
Alcune delle canzoni sono quasi più efficaci in italiano che in inglese.

L'ARENA DI VERONA (Enrico De Angelis)
Uno dei migliori album del 1988

IL VERONESE (Pier Giuseppe Montresor)
La forza di Tito Schipa Jr. sta nell'aver colto lo spirito, il tipo di linguaggio surreale, spesso ironico, sempre unico, del Dylan migliore.

IL TEMPO (Giancarlo Riccio)
Quanto poi ai testi, ci troviamo di fronte alle traduzioni in italiano più corrette e cantabili finora mai elaborate.

PAESE SERA (Ernesto Bassignano)
Un'operazione bella e difficile. Le metafore ritornano puntuali, risolte con una creatività filologica tanto lirica quanto musicale. Belli quanto scarni e limpidi gli arrangiamenti.

IL RESTO DEL CARLINO (Giorgio Monteduro)
Un album che ha estasiato l'americanista Fernanda Pivano. Gli arrangiamenti e l'orchestrazione sono quelli giusti, anche più brillanti e corposi degli originali.

AVANTI! (Giuseppe De Grassi)
Estrema cura filologica. Quasi un libro di traduzioni in forma circolare e plastica nera.

MUCCHIO SELVAGGIO (Giovanni Ripoli)
Un album ricco di fascino, di poesia, di attualità. Questo non è un disco da passare sotto silenzio.

IL GAZZETTINO (Liliana Boranga)
Una svolta nel rapporto con la canzone straniera.

LA VOCE ISONTINA (Giuliano Almerigogna)
Di Schipa e Thompson i migliori LP 1988.

MUSIKBOX (Giorgio Meloni)
Una selezione quanto più completa e variegata possibile dell'Universo dylaniano, un Universo fatto di poesia, dai toni spesso forti ed evocativi, quasi una visione parallela della realtà. Inutile dire che Tito svolge magnificamente il compito di rendere al meglio questo affascinante mondo, con una capacità di sintesi sincretica e mai sterile e di adattamento plastico della nostra lingua, foneticamente così diversa da quella americana, che non manca di stupirci ascolto dopo ascolto.